Dopo una buona colazione, completiamo gli ultimi preparativi, tra cui il carico delle pulka. Le pulka sono slitte da spedizione su cui trasportiamo tutta l'attrezzatura necessaria per la settimana. Ognuno di noi ne traina una, aggiungendo uno sforzo costante a ogni passo: un peso extra, certo, ma essenziale per la nostra autosufficienza e sopravvivenza.
Poi arriva il momento di avventurarsi nell'entroterra dell'isola, a bordo di un veicolo fuoristrada, verso le zone più remote del paese.
La strada finisce. Letteralmente. Non è più possibile proseguire con mezzi motorizzati: siamo ormai tra i pochi privilegiati che possono mettere piede in queste terre isolate in questo periodo dell'anno. È qui che inizia la vera spedizione. Sci da fondo ai piedi, pulka al seguito… il silenzio maestoso degli altipiani islandesi ci avvolge.
Il nostro obiettivo: raggiungere Landmannalaugar, un'oasi geotermica circondata da montagne multicolori.
Lo scenario è surreale: un mare bianco punteggiato da blocchi di lava nera, scolpiti dal vento e dal freddo. La guida traccia il percorso, leggendo la neve come una mappa vivente.
Questa prima giornata rappresenta anche la nostra introduzione allo sci di fondo: movimenti incerti, inevitabili cadute, scoppi di risate condivise. Ognuno scopre il puro piacere di avanzare sulla neve incontaminata, trasportato dallo spirito di un'avventura unica.
Alla fine della giornata, il primo bivacco. Trovare il posto ideale, montare le tende, sistemare le pulka, sciogliere la neve per cucinare.